sabato 11 aprile 2009

Auguri del Prof. Loro

Il prof. Daniele Loro ci invia i suoi auguri pasquali e condivide con noi un pensiero che può essere un utile suggerimento:


Care sorelle,
in questi giorni ho terminato di leggere il bel libro di Enzo Bianchi, fondatore e priore della comunità di Bose, dedicato al ricordo della sua infanzia e prima giovinezza. Leggendolo mi è venuto da pensare a voi, impegnate nella preparazione delle celebrazioni in vista del 2012, perché mi è apparso evidente che un modo per prepararsi al compimento dei 200 anni di storia sia quello di riflettere sulla propria storia; storia che non è solo quella del fondatore o della Congregazione nel suo insieme, ma è anche quella delle generazioni di singole suore che sono succedute nel tempo, fino ad oggi; è il passato di ogni suora che può essere importante rileggere. Se E. Bianchi ha sentito l’esigenza, alle soglie della vecchiaia, di riandare al “suo” passato per individuare le chiavi di lettura per il presente e il futuro, perché le FdG non possono fare la stessa cosa? Questo il brano iniziale del libro di Bianchi:

Difficile operazione ricordare, rileggere e raccontare il proprio passato, il mondo di ieri nel quale abbiamo vissuto. Operazione in cui si corre non solo e non tanto il rischio della nostalgia, quanto quello di rendere idilliaco ciò che in realtà non lo era affatto: rischio ancor più facile se il nostro passato si situa in un mondo un po’ perduto (…). (…) il nutrimento solido che ci viene dal passato è buono anche per il futuro e i principi sostanziali che hanno alimentato l’esistenza di chi ci ha preceduto sono in grado di sostenere anche noi e di darci vita, gioia, serena condivisione del nostro stare al mondo accanto a quanti amiamo.Giunto alle soglie della vecchiaia, ho pertanto creduto bene per me, prima ancora che per eventuali lettori, rivisitare il mio passato proprio nell’ottica di cogliere in esso delle chiavi di lettura per il presente e il futuro.(E. Bianchi, Il pane di ieri, Einaudi, Torino, 2008, pp. 3-4).

Un caro saluto a tutte e Buona e Santa Pasqua.
Daniele Loro

15 commenti:

  1. La ringrazio, prof. Loro, per gli auguri pasquali che contraccambio di cuore, la ringrazio inoltre per la condivisione e il suggerimento che mi sembrano interessanti.
    Mi chiedo però e chiedo a lei: 1) come concretamente favorire questa rilettura del passato? tratta di un "recupero spontaneo" e personale, occasionale, episodico, oppure occorre pensare a qualche proposta,stimolo, modalità, strumento che lo faciliti?
    2)Chiedo anche: è comunque importante una rivisitazione e soprattutto una tematizzazione del passato, anche nel caso in cui, magari, tale processo non sia avvertito come così essenziale o vitale per il proprio cammino personale e quello da compiere insieme attualmente?
    Grazie per la sua disponibilità.

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  2. Cara sr. Maria Silvana,

    1) la rilettura del passato, in un adulto è (o dovrebbe essere) un fatto spontaneo, tanto più andando avanti negli anni; ciò non toglie che possa essere essere sollecitato e quindi favorito, ad esempio attraverso alcune indicazioni che aiutino a concentrare l'attenzione sugli avvenimenti più significativi. In questo caso ad es., per una FdG, potrebbero essere: la scoperta della vocazione (come è avvenuta), la formazione iniziale, l'ingresso nella comunità, le suore più significative incontrate, le gioie maggiori e i dolori più profondi, le speranze e le delusioni, la presenza di una eventuale crisi profonda (come è avvnuta, come è stata superata), l'esperienza di fede più intensa, oggi come appare il passato vissuto, ecc... Si potrebbe continuare.

    2)Lei pone la domanda decisiva, alla quale rispondo, in modo un po' provocatorio, che una suora che non comprenda o che non avverte la necessità, in occasione di una scadenza così importante come quella del 2012, di tematizzare il suo passato, non ha alcun futuro davanti a sé, perché è incapace di trarre dalla sua storia i motivi per continuare a vivere nella scelta di fede e di congregazione fatta a suo tempo. E così è per la Congregazione nel suo insieme. Quando nella nostra vita si è di fronte ad una svolta profonda (e le celebrazioni del 2012 sono uno di questi momenti per le FdG) e sentiamo di essere chiamati a fare delle scelte, che necessariamente rompono con il passato (che non è più proponibile) e aprire ad un futuro ricco di promesse, ma del tutto incerto nelle forme che le realizzeranno, solo se si trae dal proprio passato il "senso" del proprio vissuto, si sarà in grado di re-incarnare questo senso anche nelle nuove modalità del futuro; ma se questo "senso" lo si tiene rinchiuso nel passato, senza fare la fatica di tirarlo fuori, il futuro non potrà che essere"in-sensato" (= senza senso!).
    La cosa che più mi impressiona, pensando alla vita di una Congregazione, è che il "senso" di essa, non deriva solo dallo Spirito mediante l'opera del Fondatore, ma si impasta letteralmente con la storia di vita di ogni singola componente di quella Congregazione; se questa non recupera quel senso dalla propria vocazione e non si trova di fronte ad essa come fosse la prima volta, quella Congregazione non ha futuro, come non lo ha quella coppia di sposi che dopo molti anni di matrimonio non sa più dirsi le ragioni del proprio stare insieme, e allora si separano! Quante suore sono spiritualmente e vocazionalmente "separate" dala propria Congregazione, perché incapaci di ridirsi il senso di una tale presenza!
    Ecco la grande responsabilità di ogni suora: sapere di essre direttamente responsabile del carisma della Congregazione, né più né meno come si sentiva responsabile il Fondatore!
    E' del tutto evidente che fare in conti con l proprio passato è operazione dolorosa, a volte drammatica, per questo - legittimamente - ci possono essere dei tentativi di fuga da esso. Ma è proprio qui che si vive l'adultità matura, anche in una suora, chiamata a dare prova del suo "coraggio" di testimone della propria vocazione!
    Se tutte le FdG mettessero mano alla loro storia, il risultato sarebbe pari - perdonatemi il paragone - ad un terremoto delle anime e delle idee, che farebbe saltare per aria un certo "ordine" che sa molto di umano, , a forse poco di "spirituale". Il risultato sarebbe dapprima un senso di confusione, di perdita, di disordine, ma è proprio passando con coraggio attraverso questa "nebbia", senza la nostalgia delle "chiarezze del passato" che si inizierà a intravedere il nuovo. Che in ogni caso, che lo si voglia o no, incombe davanti: che sia minaccioso o ricco di speranza, dipende - paradossalmente - dalla capacità di intepretarlo. Ma come lo si interpreta, se non si hanno chiavi di lettura? E da dove si traggono queste chiavi di lettura, se non dalla propria esperienza, letta e riflettuta da soli e con l'aiuto delle sorelle?
    Il nostro futuro è nascosto tra le pieghe del nostro passato, non possiamo leggere il futuro, ma possiamo rileggere il passato! E dovrebbero essere proprio le sorelle più anziane a sentirsi chiamate in causa in questa rilettura del passato, perché in loro il passato è più profondo, così come il loro sguardo sul futuro è più lungo! Paradossalmente il futuro delle FdG è nelle mani delle sorelle anziane, prima ancora che in quelle delle sorelle giovani, perché se le prime perdono la speranza, alle seconde non rimane che la disperazione di una vita che si trovano chiusa e fallita!
    Certo, non è cosa semplice rivitare il passato, e richiede tempo, tentativi, esperienze, allenamento. Ma se non vi è la "decisione interiore" di farlo (e questa è assolutamente personale), tutto il resto sarà vano.
    Per esperienza diretta posso dire che più è radicale il cambiamento che ci è chiesto, più è forte lo sconquasso che esso provoca in noi, ma è da questo ribaltamento (come accade pe la terra arata, in cui le zolle sono rivoltate in profondità dall'aratro)che si ritrova nuova fecondità.
    Spero di essere riuscito a rispondere; chiedo scusa per il tono "irruento" della risposta, che ho scritto di getto, confidando nella capacità di comprensione delle sorelle che la leggeranno.
    Un caro saluto a tutte.

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  3. Grazie professore per le risposte chiare e profonde: uno stimolo forte che mi offre non solo motivi per riflettere, ma che contribuisce anche a rafforzare le motivazioni all'impegno, soprattutto di fronte alle inevitabili difficoltà.Grazie anche per la rapidità della risposta

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  4. Grazie per la provocazione: fortissima e inquietante...

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  5. sr Letizia, sr Maria e sr Maria Lea15 aprile 2009 alle ore 21:30

    Grazie può sembrare una parola scontata e troppo superficiale, ma trovo davvero che sia le domande di sr M. Silvana sia la risposta del prof. Loro siano ricchissime di verità e di spunti.
    Mi viene da pensare ai due discepoli di Emmaus del vangelo di oggi: preferiscono fuggire con il loro sogno infranto piuttosto che guardarci dentro. Solo con l'aiuto del pellegrino irriconoscibile arriveranno a cogliere che nel loro passato, apparentemente tragico e fallito, si nasconde la loro più grande possibilità di futuro.
    Di fronte a tutto ciò, si rafforza in me l'idea che per rivisitare il proprio passato con verità e anche con una serena spietatezza, occorra l'aiuto di sorelle che condividono lo stesso carisma e il medesimo bisogno di ricerca autentica.
    Allora grazie davvero e - in questo caso - spero arrivi presto il terremoto di cui parla il professore!

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  6. Davvero interessante la domanda di Sr.Maria Silvana, sconvolgente la risposta del Professore e nello stesso tempo carica di intuizioni e forse anche risposta alle nostre ricerche. Io ci sto a mettere mano alla mia e nostra storia e desidero che il terremoto delle anime e delle idee "ci sconvolga". Venga pure la nebbia della confusione e del disorientamento! Forse, o senza forse ci siamo dentro e abbiamo bisogno di ascoltare nuovamente insieme le parole del Maestro "stolti e tardi di cuore nel credere".
    Grazie a sr. Maria Silvana per la domanda, grazie a Daniele per una risposta provocatoria ma così vera e e sconvolgente!

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  7. Grazie Suor M.Silvana della domanda e grazie di cuore al Professor Loro per questa provocazione veramente interessante e incoraggiante.
    Mentre leggevo, mi é venuta qualche domanda.
    Interessante quando il Professore dice che: paradossalmente il futuro delle FdG è nelle mani delle sorelle anziane, prima ancora che in quelle delle sorelle giovani.
    Chiedo a Lei Professore:

    1) In questo caso quale può essere il contributo delle sorelle giovani visto che, la responsabilità del Carisma della Congregazione è di ogni suora (giovani comprese)?

    2) Le sorelle anziane rileggendo il passato che modalitá o mezzo possono usare perché il passato non rimanga nostalgico ma un vissuto trasmesso concretamente e che possa servire di stimolo alle sorelle giovani?
    Grazie della sua disponibilitá.
    Sr. Lúcia das Dores.

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  8. Da quanto riesco a capire leggendo la risposta del prof. Loro mi pare si tratti di una questione di vita o di morte! Un compito arduo e nello stesso tempo affascinante, capace di mettere in moto le energie migliori, come nelle grandi imprese...E dunque grazie al prof. per aver prospettato in maniera così immediata e convincente percorsi che ci riaprono alla speranza e ci sollecitano ad una risposta responsabile. Concretamente: come muovere i primi passi sulla linea del tempo? Da dove incominciare? Esistono strategie e modalità che possano favorire il percorso e creare condivisione?

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  9. Care sorelle,
    chiedo scusa se in questi giorni non ho risposto (ero fuori Verona per lavoro) e se ancora per qualche giorno non sarò in grado di rispondere alle vostre domande, a motivo dei molti e gravosi impegni, accademici e non, di questo periodo. Cercherò di farlo, io spero, nel prossimo fine settimana.
    Vi ringrazio per le vostre risonanze, riflessioni e domande.
    Buona Domenica, nello spirito della Pasqua.

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  10. Sorelle, grazie per tutti i contributi. Leggendo domande, risposte, riflessioni e suggerimenti, mi è venuto in mente l’intervento del prof. Bruni, là dove egli risponde alla domanda: “E oggi cosa possiamo fare?“
    Ricordiamo che il primo suggerimento che egli dà, è: «Tornate alle domande di don Pietro, non alle risposte che lui ha dato. Un carisma è vivo nelle domande che si lascia porre, non nelle risposte; queste sono legate al tempo, le domande invece sono di sempre».
    Quindi ci conceda lo Spirito di ascoltare le domande dell’oggi per risposte adeguate. E siamo dunque chiamate a tornare al punto più iniziale della nostra storia, appunto alle domande che hanno interpellato don Pietro e alla creatività con cui lui ha saputo rispondere.
    Insieme, nella condivisione delle intuizioni e dei doni di ciascuna Sorella, nella collaborazione di tutte, costruiremo (costruiamo) il nostro futuro, camminando nella fiducia, perché «Io conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo - dice il Signore - progetti di pace, per concedervi un futuro pieno di speranza» (cf Ger 29,11). Buona settimana

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  11. Ciau a tutte,sono suor Maria Luzia. Azi tutto ringrazio all'echipo della tracce 2012 che si sta dando da fare perché questo evento non venga celebrato in surpeficialitá. Infatti stiamo ricevendo molto e le piste sono davero ricchissime. Per me tanto sia l'ncontro con il professore Bruno o come la risposta di prof Loro, sono tutte argumenti o forse anche!rasegne laboris! per comominciare a guardarsi per di dentro. Penso che l'innovazione di un Carisma e giustamente come il nostro come dicevano i professori non la dobbiamo a guardala domani o dopo domani. C'é un urgenzia, la dobbiamo incominciare a guardare OGGI e Giá se davero stimo prendendo in considerazione tutto ció che questi carissimi professori ci stano dicendo. Altrimenti sarano cose: ascoltate con tanto intusiasmo e poi sarano archivate e dimenticate. Il nostro Carisma é GRANDISSIMO e é molto atuale peró ha bisogno di questa INNOVAZIONE. Grazie.

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  12. Grazie per tutti gli interventi che alimentano la preziosa attitudine alla ricerca e contribuiscono a ravvivare tra noi la comunione attraverso uno scambio su una realtà veramente vitale.

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  13. Care sorelle,
    cerco di rispondere, nei limiti delle mie capacità e dello spazio offerto dal Blog. Dalla lettura dei vostri commenti e risposte mi pare che le questioni siano tre:
    1) la prima, rivolta alle sorelle anziane: come possono raccontare la loro storia, senza cadere nella nostalgia di un puro riandare sentimentale ai ricordi, ma ricercando in essa le tracce vitali del Carisma?
    2) la seconda, rivolta alle sorelle più giovani: quale può essere il loro contributo nella comune responsabilità nei confronti del Carisma?
    3) da dove cominciare, con quali strategie e modalità?

    Inizio da una premessa: è fondamentale per tutte le suore (anche per le giovani, che hanno la “loro” storia) narrare la propria esperienza del Carisma all'interno della Congregazione, perché questo rimane vivo non (o non solo) perché scritto o presentato nei libri, ma perché la sua linfa vitale passa “dentro e attraverso” le vite delle suore, che se lo trasmettono e lo testimoniano da una generazione all’altra: ecco il valore profondo della “tradizione”; le fonti scritte e le costituzioni aiutano a richiamarlo, a farne memoria, ma il Carisma è vissuto dalle persone,oppure non vive. Il Carisma delle FdG rimarrà “vivo e vitale” finché ci saranno suore, materialmente e simbolicamente “vive e vitali”.

    1) Il significato del raccontare per le sorelle anziane: è importante ricordare, perché rappresenta un modo per riconoscersi nella propria identità di Consacrate FdG e riconciliarsi anche con le vicende più dolorose della propria vita. Alle sorelle anziane, ma non solo a loro, proporrei tre fasi per la loro riflessione autobiografica: a) la narrazione, quanto più precisa, completa e con le parole di quel tempo delle fasi più importanti: degli “inizi” della propria vocazione, del momento più “duro” o “critico” di essa, dell’esperienza di un “incontro” (persona, vicenda, esperienza) che ha dato la svolta positiva, e infine il momento della “conferma” interiore della propria vocazione; b) l’interpretazione dei fatti narrati per individuare in essi il loro significato. I fatti da soli non parlano, occorre far emergere il loro significato perché i fatti sono contingenti, mentre i signifcati possono essere perenni; fatti della propria vita possono essere visti come le “risposte” date alle “domande” da cui è scaturita la propria vocazione; c) la verifica se oggi, quello che ciascuna suora vive, è la concretizzazione dei significati di ieri nei nuovi fatti di oggi, o se oggi sono cambiati non solo i fatti (le risposte) ma anche i significati (le domande vocazionali) della propria vita di consacrate.

    2. Il compito delle sorelle più giovani: ribadito che anche per queste può essere molto utile raccontare la propria storia, un compito particolare potrebbe essere quello di riflettere sulle “parole” di ieri e di oggi con le quali si è detto o si dice il Carisma della Congregazione. Le parole sono le portatrici del significato, proprio come le persone, in più passano da una persona all'altra; esse cambiano nel tempo (e nelle culture!): che cosa si perde quando una parola cade in disuso o viene dimenticata, può essere facilmente sostituita da un’altra, o comunque si perde qualcosa così come si guadagna qualcos’altro, quando se ne usa un’altra al suo posto? In concreto si tratterebbe di raccogliere le parole di “oggi”, con il loro significato, per risalire a quelle di “ieri” cogliendone affinità e differenze, fino ad arrivare alle “parole fondative” della Congregazione; poi ritornare alle parole di oggi che possono tradurre e interpretare quelle fondative e quelle della tradizione. È un ripercorrere la storia della Congregazione da una prospettiva particolare: le parole (come le persone) sono veicoli del carisma. Come i salmoni risalgono la corrente del fiume in cui sono nati per deporre le uova e così essere feconde generando vita, così può essere per le sorelle giovani (ma vale per tutte!): risalire la corrente della storia della Congregazione attraverso le sue parole, per poi ridiscendere alle parole del presente, “rese feconde” (le parole come chi le usa) dall’unione interpretativa con quelle del passato. Le sorelle giovani dovrebbero sentirsi "ermeneute" le interpreti, del Carisma come le sorelle anziane sono le portatrici del Carisma. I due ruoli sono entrambi essenziali e del tutto complementari: senza l'uno non vi è nemmeno l'altro!

    3. Da dove cominciare, da quali strategie e modalità: direi di prendere estremamente sul serio il programma di formazione in vista del 2012, presentato dalla Madre; lì è tracciato un cammino formativo molto articolato; ma è essenziale il modo con cui lo si vive e come ci si prepara ad esso: il nemico mortale sarebbe parteciparvi in modo passivo, pensando solo di andarci per ricevere! Le comunicazioni che stanno avvenendo attraverso il Blog rappresentano un’occasione preziosissima di preparazione attiva e consapevole,da protagoniste “adulte”, ma poi dovrà essere vissuta nel vivo del lavoro di formazione. Ci potranno essere altre modalità tecniche di animazione degli incontri previsti, che non saranno solamente composte da relazioni, ma è essenziale che ogni suora faccia sue le parole del rabbino Hillel, vissuto ai tempi di Gesù, e riprese più volte dal grande psichiatra viennese (anch'egli ebreo) Viktor Frankl: “se non lo faccio io, chi lo farà” ( = se non do il mio contributo alla Congregazione, chi lo darà al posto mio in vista del 2012?); se non lo faccio ora, quando sarà il tempo per farlo (= mi è chiesto “ora” di dare il mio contributo alla comprensione del Carisma di ieri e di oggi, non posso aspettare domani, se voglio che ci sia un futuro per le FdG); se lo faccio solo per me, chi sono io (= la mia responsabilità non riguarda solo me, ma si estende all’intera mia famiglia religiosa).
    Un caro saluto a tutte.
    Daniele Loro

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  14. Grazie prof. Loro per la sua puntualità e per la sua concreta precisione. Ad un primo impatto mi viene da unirmi al rabbino Hillel e soprattutto spero che ciascuna di noi possa farlo. In fondo si tratta della nostra stessa vita, che può essere vissuta nella mediocrità o all'altezza dei grandi sogni da cui siamo state attratte! Davvero mi auguro che la nostra vita, la nostra congregazione diventi un cantiere in cui si lavora indefessamente per approfondire, riflettere, ripartire.
    Grazie

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  15. care sorelle o letto con piacere le risposte date dal prof.loro riguardo alle domande fate e posso dire che mi sono piaciute, tanto il livello della serietà e profondità con cui si sono svolte,come e sopratutto il ricchiamo da lui fatto ad ogni Figlia di Gesù ad assumere la propria responsabilità nel fare quotidianamente nelle opere e vita memoria vivente ognie giorno del nostro carisma.Ma è più bello ancora il fato che tutte siamo coinvolte: le anziane, le missionarie, le adulte, le giovanni. tutte le sue figlie.Quindi che divir.Mettiamoci a lavoro.saluti a tutte con l'affetto fraterno.

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